“La storia del lavoro a Cuba fu fino all’ultimo terzo del secolo XIX quasi
esclusivamente la storia della schiavitù rurale. Contrariamente all’opinione –
tuttora molto diffusa – che il negro accettasse sempre pacificamente la propria
condizione servile, esistono dati e notizie precise, in ogni secolo, di rivolte
e tumulti di negri datisi alla macchia (cimarrones) e persino di suicidi
collettivi praticati da infelici schiavi al colmo della loro disperazione.
Famosi furono i mandingas (demoni neri) che si suicidavano in gruppo per
liberarsi del lavoro e farsi beffe del padrone con il loro sciopero eterno e
‘dandosi alla macchia’ per sempre nell’altro mondo. Quei disgraziati,
rifugiandosi sotto terra nelle tombe, pensavano di resuscitare in corpo e
spirito nei loro natii villaggi africani. E i crudeli padroni li mutilavano
anche dopo morti, togliendogli alcune membra vitali affinché non potessero
resuscitare altro che mutilati, privi delle gambe, dei testicoli o della testa,
e così i vivi rinunciassero a suicidarsi per quel terrore spaventoso, ancorché
mitologico, di un castigo ultraterreno peggiore dell’inferno”.

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