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Mattinata assalita dai ricordi,
rimango distesa con gli occhi chiusi, nel timore che le immagini possano
fuggire, al momento del contatto visivo con la realtà, perché il piacere si
nasconde anche negli angoli bui e la nostalgia, con le sue carezze fredde, è
una madre crudele da cui non so separarmi.
Comincio con la
gonna a fiori, quella leggera d’estate, il fondo nero ed i fiori viola, troppo
femminile, e salgo alla canotta rosa, non proprio aderente, che scivola sulla
mia pelle bianca, lasciando scoperte le spalle, le braccia, il collo, la
schiena, un pallore che riflette al sole la sua assenza di colori. Poi guardo in
basso e vedo i sandali, pagati quattro soldi, di cuoio, a fasce, come quelli dei
frati, il più possibile vicini alla terra, che se non fosse che tutta è
ricoperta d’asfalto, davvero mi sarebbe piaciuto attraversarla a piedi nudi,
questa terra, come un’animale.

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