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Era un’assolata giornata di giugno quando Roberto
Alfieri s’imbarcò al porto di Genova. La città era in fermento a causa dei
centinaia di giovani che, come lui, si stavano imbarcando per l’Abissinia.
Il porto era un continuo cantiere di carico e scarico. Ignazio De Bloney aveva
fatto in modo che partisse con una Goletta militare dell’esercito italiano: la
“Giuseppe Garibaldi”.Con lui vi era anche Nestore Barelli ed insieme stavano
aspettando che gli addetti alle merci caricassero i loro numerosi bagagli
ammassati sopra delle casse panche al molo.
Roberto stava leggendo molto distrattamente il quotidiano del giorno in quanto
con gli occhi era sempre attento ad ogni possibile marinaio che venisse a
occuparsi delle loro merci. Il Barelli se ne rimaneva in disparte nell’altro
lato del mucchio dei bagagli che superavano l’altezza di un uomo a contemplare
il giorno. Reggeva in mano la sua borsa personale legata con una catenina
argentata al polso e questa volta teneva una macchina fotografica che aveva già
utilizzato diverse volte nel corso di quel breve viaggio.
Era riuscito a scattare una foto in treno in movimento e Roberto aveva dovuto
aiutarlo in quanto si era voluto sporgere con tutta la parte superiore del corpo
per poter scattare la foto. Del resto per tutto il viaggio era restato
taciturno, e la cosa non era dispiaciuta affatto all’Alfieri che così aveva
potuto riflettere su quello che gli stava succedendo.

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