|
Quando sbarcarono a Helsingfors non trovarono la
ressa festante e rumorosa di Massaua. L’aria era cupa, sterile, impregnata da un
leggero strato di nebbia. Il sole debole e opaco filtrava a malapena nella
coltre grigia e vuota. Il clima era spento e freddo, come le persone che
trovarono ad accoglierli. Quasi nessuno si curò del loro arrivo. Il porto era
vuoto se non per i pochi addetti al carico e allo scarico merci.
Quando Roberto scese la passerella non poté fare a meno che stringersi nel
bavero della sua giacca. Il freddo pungente gli penetrò nelle ossa. Lo sentiva,
era un freddo vivo, feroce, che lo scrutava nel suo intimo mettendolo a nudo. E
con questa sensazione affrettò il passo trovandosi nella banchina del porto. Fu
subito raggiunto da Nestore che si pose al suo fianco mentre Giulio Battaglia
era intento a dare ordini per scaricare i loro carri. Poco più distante anche
Gioseph Bondermak sembrava avesse la sua stessa sensazione. Si strinse attorno
al suo mantello osservando gli uomini che scaricavano le sue cose. Gli degnò
appena uno sguardo, poi ognuno intento nei propri pensieri ignorò l’altro. Ma i
pensieri che quel cupo luogo potevano insinuare la mente erano di morte.

|