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La notte fu una notte agitata. Mille pensieri
attraversarono la mente dell’Alfieri. Mille paure lo beffeggiarono col volto di
Gioseph Bondermak. Sentì che la faccenda gli stava scivolando di mano. Non
sarebbe riuscito a proteggersi da Bondermak. Nemmeno Giulio Battaglia riusciva a
tenergli testa. Quell’uomo gli faceva veramente paura. Era un demone che
tormentava la sua esistenza con la semplice presenza. Così era stato ai tempi di
Vienna e così scopriva che nulla era cambiato. Iniziò ad avere dei dubbi su
Nestore, sulla sua sincerità. Iniziò a temere che l’altro stesse cospirando per
accaparrarsi quel posto offerto dall’austriaco. Certo, anche Nestore era un
italiano, ma i soldi potevano comprare ogni cosa. Temeva in cuor suo che quella
tentata corruzione non avesse messo nella mente dell’umbro, un tarlo che ora
stava lavorando. Nestore dormiva nella sua stessa stanza e mentre questi
pensieri gli si affollavano alla mente sentiva il respiro regolare del compagno.
Che forse stava fingendo per attendere il momento opportuno per potersene
andare? Scostò le coperte e fece per scendere e andarsi per accertarsene. Poi
pensò che sarebbe stato sciocco, e si rimise dentro il letto. Guardò la
valigetta marrone che teneva accanto al giaciglio e si tranquillizzò. Non
l’avrebbe mai tradito. Quella borsa rappresentava il simbolo di tutto il suo
affetto, di tutto il suo attaccamento, morboso e folle, per la famiglia e tutto
ciò che amava, nonché il lavoro. Non avrebbe temuto nulla da Nestore.

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